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MAMA CHE INTERVISTE

PROF. CORRADO TERZI

Il Primo incontro con il Prof. Terzi avvenne all’università di Roma La Sapienza, dove due giovani studenti di architettura, Andrea e Matteo, si cimentavano tra esami e sogni. Tra i diversi professori, ne conoscono uno in particolare, quello del corso di disegno industriale, cominciando così un rapporto basato sul rispetto sia personale che professionale che nel corso degli anni si è evoluto sempre di più fino alle più recenti collaborazioni insieme.

The first match with Prof. Terzi happened in the University of Rome, La Sapienza, where two young architecture students, Andrea and Matteo, tried between exams and dreams. Between the different professors, they met one in particular, the industrial design class teacher, beginning in this way a relationship based on the respect both personal and professional which, with the passing of years, it developed more and more until the most recent collaborations.



Come è nata, in Lei, la passione per l’architettura e soprattutto per il lighting design?

Beh, ormai stento a ricordarmelo. Per l’architettura fu una passione liceale, a sedici anni lessi un’state in campagna tutti i tre volumi dell’autobiografia di Frank L. Wright. Il mio professore d’italiano che era un uomo straordinario, che era sopravvissuto alla Resistenza sulle montagne parmigiane e alla cattura da parte dei tedeschi, disse un giorno, era il 1958,“..il mondo che verrà sarà degli architetti e dei fisici”. Allora gli economisti erano ancora in ombra e lui non era un buon profeta, ma io lo presi in parola…. Per la fisica sapevo di non avere la testa necessaria, mentre per l’architettura la storia di Wright mi aveva già conquistato e giurai che quella sarebbe stata la mia strada. La faccenda del progetto della luce in architettura confesso che fu una scoperta abbastanza tarda.
A partire dal 1980 per qualche anno fui direttore della prima vera rivista italiana d’Arredo Urbano, di cui ero co+fondatore. Feci parecchie scoperte sensazionali, specie intorno al modo di trattare quest’argomento in Francia, dove esisteva un “sotto-ministero” della Qualité de la Vie, e negli Stati Uniti dove se ne interessava ovviamente Bob Venturi insieme ai suoi. Nel 1981 o 82 pubblicai un progetto di Frederic Schwartz che allora aveva 30 anni e lavorava con Venturi, era un progetto straordinario per il Culumbus Circle di NY in cui usava dei proiettori spot ad alta potenza per ricostruire la quinta mancante dell’invaso urbano. L’idea della luce come materiale da costruzione c’era tutta e fu la mia “illuminazione”. Poi su quello ho costruito le cose successive, compresa la professione, la didattica, il Master MLD e la prime tesi di laurea in Lighting Design della nostra Facoltà. Andrea Miscoli presentò un grande progetto e fu il secondo a lurearsi in progetto architettonico della luce, in un momento in cui anche il Presidente della Commissione non riusciva a vedere nell’illuminazione architettonica nient’altro che una questione di “lampadine”.

How comes the passion of architecture and mostly for the lighting design?

It’s not easy to remember it. About architecture, it was a teenage passion, at the age of 16 I read during a summer all the biography of Frank L. Wright and my Italian teacher, a great man survived during the German invasion in the 2nd world war, one day he said: “Coming world will be of architects and fisicians”. So I believed to his words and while Phisics for me was quite hard, thanks to Wright, the architecture already token my heart and I decided that it will be my profession.
I discovered light in architecture quite late. Since 1980, for some years, I was the director of the first magazine about urban furniture. During this years I got a lot of disclosures about the use of light for urban projects made by different people and the idea of Light as construction material was my personal inspiration! Then, about it, I built the following things, including the profession, the MLD Master and the first degrees in Lighting Design. Andrea Miscoli showed a great project and he was the 2nd to take this kind of degree, in a historical moment where also the Commission Presidente could not see into the architectural Illumiination, just a matter of bulbs!



C’è un ricordo particolarmente felice o un aneddoto che vorrebbe condividere?

Sono stato molto fortunato finora: e infatti ho scordato tutti i guai e le delusioni di oltre settant’anni di cammino. Di cose belle e divertenti ne ricordo troppe e sono personali.
In genere gli intrecci con gli studenti sono una foresta mirabile di storie e di parole e di rilanci sorprendenti, ma sarebbe come districarsi in una siepe di more e lamponi. Scegliere una sola praline dal banco del pasticcere ha poco senso e poco gusto. Forse c’è una cosa tutta mia che in realtà mi ha accompagnato per sempre che e resta presente ancora oggi fra le cose felici. E’ la volta che ebbi in regalo, credo al secondo anno di facoltà, la mitica Hasselblad 500C con il Planar Zeiss 80. Oggi sono passato alle reflex elettroniche ma quell’oggetto perfetto è sempre al suo posto, ineguagliabile, in uno scomparto non lontano dal mio letto fra Nikon, Canon e obiettivi in disuso. Ho imparato attraverso la Fresnel del suo mirino a guardare la luce delle cose e a capire le ombre e ad amare i luoghi, i fiori e le nuvole, al punto di continuare a farlo ancora adesso nell’era dei pixel.
Io ho smesso da parecchio tempo di dare consigli ma se dovessi sceglierne uno da condividere con un giovane architetto, sarebbe questo: di portarsi sempre addosso una macchina fotografica.

Do you have a special memories or a curiosity that you would like share with us?

I was very luckt until now and infact I forgot all the troubles and delusions of more then 70s of carreer. About funny and beautiful things I have a lot of memories but they are privates.
Generally, the plots with students are like a great forest of stories and words but it’s hard to choose just one of them, it would be too much simple. Maybe there is something that stayed with me during all life and it is present still now between happy things. It is that time that got, as a gift, during my second year of university, the Hasselblad 550C with the Planar Zeiss 80. Today I’m using the modern digital reflex but that perfect object is still at its place, peerless, between my Nikon, Canon and the other lenses. I learnt through the Fresnel of its viewfinder to see the light of the things, to understand the shadows and to love places and objects.
I quit since long time to give suggestions but if I had to choose one to share with a young architect, it would be this one: to bring always with him a camera.



Un saluto per tutti noi

Andrea e Matteo, i MAMA di oggi, sono parte della mia storia umana e professionale, il loro successo è anche il mio, i quattrini no, non mi riguardano. Come il successo di altri loro compagni che fanno cose magnifiche altrove sono la prova che le cose in cui credi e che ti divertono hanno un’anima. Un saluto? No... un augurio; di continuare ad essere fra i pochi (gli unici?) architetti che si fanno vedere sul loro sito mentre ridono spudoratamente. Alla faccia...

A final greetings

Andrea e Matteo, the actuals MaMa, are part of my human and professional life; their success is also mine. Like the success of other colleagues that do wonderful things elsewher, it is the proof the things which you believe in and that they make you have fun, they have a soul. A greetings? No, a wish: to going on of being the fews (maybe the only ones?) architects that show on their website a laugh and not just the classic serious expression!