loading


MAMA CHE INTERVISTE

PROF. CORRADO TERZI

Seconda parte | Follow up



Come è la figura del lighting designer oggi nel panorama internazionale?

Ovviamente le situazioni sono diverse. Il problema del lighting design in tutto il mondo resta in ogni caso un problema di committenza. Anche per l’architettura il nodo decisivo da sciogliere è quello della committenza, ed è stato così sempre nella storia. L’architetto progetta e costruisce per qualcuno che vuole una certa opera e la vuole con certe caratteristiche. In certe condizioni e in certi periodi si forma una cultura della committenza, ovviamente in relazione alle dinamiche economiche e sociali di una determinata società, che offre ai progettisti l’opportunità di realizzare le cose che sono in grado di immaginare e di progettare per trasformare il mondo fisico.
Laddove la committenza è abbastanza ricca e ha reali interessi (funzionali, commerciali, politici, culturali, ecc.) per la realizzazione di manufatti, eventi e complessi architettonici, lì, gli architetti sono sfidati a dare il meglio di ciò che sanno e che possono fare. Lo stesso vale anche per il lighing designer. Con la differenza che la trasformazione e la realizzazione di edifici con i materiali e i criteri dell’architettura è cosa che si fa da sempre a memoria d’uomo, mentre la costruzione di una “architettura” con la luce elettrica, immateriale o se preferiamo “virtuale”, è qualcosa che si comincia a fare circa un secolo fa e si manifesta come tecnica e linguaggio riconosciuto dell’architettura dopo la seconda guerra mondiale. Prima, per decenni, la luce era stata materiale e mezzo della scenografia e della comunicazione pubblicitaria, fin da quando questa si chiamava reclame. Che cos’è oggi il lighting designer del mondo? E’ un progettista centrale dell’architettura contemporanea, anzi è uno dei veri protagonisti della costruzione del mondo costruito contemporaneo insieme agli architetti e agli informatici. Non è concepibile lo spazio contemporaneo, mutevole, effimero, illusorio, emozionante senza una azione progettuale che fin dalla sua concezione non si configuri in relazione al tempo del giorno e delle stagioni in termini di regìa luminosa e di strategia percettiva. In alcune aree del pianeta questo si sta già tentando e facendo, spesso solo per iniziativa di committenze con intenti speculativi. In alcune aree la cultura del lighting come componente e strategia essenziale dell’architettura e dello spazio “moderno” è già affermata e la committenza richiede progettisti eccellenti in grado di lavorare con questi obiettivi. Ci sono aree e paesi invece, come il nostro per fare un esempio, dove tutto ciò è su un orizzonte ancora piuttosto lontano. Disgraziatamente in questi casi la carenza culturale della committenza va di pari passo con una simmetrica indifferenza dell’Università, tranne poche importanti eccezioni, e sulla conseguente generale impreparazione tecnica dei progettisti che, senza vergogna, per quanto riguarda “la luce” ricorrono al progetto d’ufficio delle aziende produttrici di apparecchi o fornitrici di servizi di installazione.

How looks like the Lighting designer today in the international panorama?

Obviously situations are different. The matter of the Lighting design through all over the world it’s a problem of clients. For the architecture too, the main issue are the clients and it was like that in the human being history. The architect designs and builds to somebody who wants a certain work with some characteristics. In some conditions and in some periods there is the birth the culture of the commission, obviously in relationship to the economical and social dynamics of a society, which offers to the designers the chance to realize the things they are able to imagine and to design in order to transform the physical world. Where the commission is enough rich and it has real interests (functional, commercial, politics, cultural, etc) for the realization of manufacts, events and architectural complex, there, the architects are challenged to give the best of them. The same is true for the Lighting designer. With the difference that the transformation and the realization of buildings with architectural materials and criteria is something is made since forever, while the plan of an architecture made by electric light, almost virtual, is something started a century ago and becomes accepted as an architectural language after the second world war. What is today the lighting designer? It’s a main designer of the contemporary architecture, It’s not conceivable the contemporary space, changing, ephemeral, emotional, without a plan which, since it’s concept, is not thought in relationship to the changing days and seasons in terms of lighting and perception. In some areas of the world somebody is already doing it and the culture of lighting as one of the main elements of the architecture and the modern spaces, it’s already established and the commission ask for professionals able to work with these targets. But unfortunately there are some other countries where there is a strong delay with these topics and the ignorance of the commission is due also to an indifference of the Universities which doesn’t prepare the future designer in the right way.



Per un architetto che vuole entrare nel mondo del lighting, quali sono gli strumenti che offre l’università?

R. Vale un po’ quello che ho appena detto. Dipende dai Paesi e dalle Università dei singoli Paesi. Per limitarci al’Italia visto che queste cose vengono dette qui per essere lette in italiano, il discorso è abbastanza semplice. A Milano c’è l’attività didattica del Laboratorio Luce del Politecnico gestito dal Dipartimento di Design, che rappresenta l’offerta didattica più strutturata in questo campo esistente in Italia sia dal punto di vista organizzativo sia su quello delle attrezzature a disposizione dei corsisti e vanta un master in Lighting Design & LED Technology arrivato alla 13ma edizione. A Roma esiste il Master MLD della Sapienza in Lighting Design, che fu il primo in Italia nell’AA 2003-04 e ha in corso la 14ma edizione con oltre venti iscrizioni. Nonostante la totale assenza di risorse da parte dell’Ateneo si sta lavorando per migliorare l’attrezzatura, specie in termini di laboratorio sfruttando la collaborazione fra le Università Sapienza e Terza, oggi già in atto a livello di docenza. Di ottimo livello, oltre alla preparazione scientifica e professionale dei docenti, è il programma di iniziative culturali che il Master MLD sta attuando da un paio d’anni. Il progetto esemplare elaborato dal Master, corsisti e staff docente, per l’illuminazione del Colosseo è il primo di una nuova serie di collaborazioni fra Università e altre istituzioni culturali, che operano a Roma. Lo sforzo da fare ora nella Facoltà d’Architettura di Roma riguarda la riattivazione del Corso di Progetto Architettonico della Luce che è stato disattivato dopo la mia uscita nel 2011 per ragioni d’età dalla didattica del Corso di Laurea. Altre sedi universitarie italiane sono impegnate nella formazione in questo campo ma con angolazioni disciplinari un po’ diverse, per lo più incardinate su Dipartimenti di ordine tecnologico e scientifico, come il Dipartimento di Energetica del Politecnico di Torino, ad esempio, che rappresenta una polarità d’eccellenza in Italia. Anni fa io ebbi delle collaborazioni con il Master dello IUAV veneziano ma non conosco la situazione attuale.
Obbiettivamente, guardando il complesso delle numerose Facoltà di Architettura e di Ingegneria italiane, mi sembra che nella quasi totalità dei casi, al di là delle chiacchiere e iniziative sporadiche, si sia rimasti ancora a fare corsi di Fisica Tecnica come quando io ero studente negli anni ‘60, con qualche adeguamento tecnologico e la presenza dei led. Se uno vuole entrare nel mondo professionale del lighting design, e preferisce evitare le scuole private di Design e i workshop aziendali, gli resta solo da scegliere uno dei due Master italiani di prestigio in Lighting Design: o a Roma o a Milano.

Which are the instruments offered by the University for the architects that want to enter in the world of the lighting?

Is true what I already said, It depends by the Countries and their Universities. In Italy, for example, the situation is quite simple. In Milan there is the didactic activity of the Politecnico Laboratory Light run by the Design Department which represents the best offer in this field existing in Italy and it permits a Master in Lighting Design & Led technology arrived to the 13th edition. In Rome there is the Master MLD in lighting design by the University of Sapienza which was the first in Italy and it started in the 2002-2003. Despite the total absence of resources from the University, it is working to improve the equipment. In addition to the scientific and professional preparation of teachers, it is the program of cultural initiatives that the Master MLD has been implementing for a couple of years.
The effort now to be made in the Faculty of Architecture of Rome involves the reactivation of the Architectural Project of the Light Project which was deactivated after my exit in 2011 for age reasons from the degree course.
Other Italian university environments are involved in training in this field but with slightly different disciplinary angles, most of them insured on departments of technological and scientific order, such as the Department of Energy of the Politecnico di Torino, for example, which represents a polarity of excellence in Italy.
Looking at the complex of the numerous Faculties of Architecture and Italian Engineering, it seems to me that in almost all cases, beyond talk and sporadic initiatives, they have still been doing Tech Physics courses like when I was a student in the '60s , with some technological adaptation and the presence of LEDs. If one wants to enter the professional world of lighting design and prefer to avoid private Design schools and corporate workshops, he only has to choose one of the two prestigious Master in Lighting Design: either in Rome or in Milan.



Molti giovani si trovano costretti ad emigrare all’estero per poter avere più opportunità di lavoro. Quale pensa sia la chiave per poter costruire una futura generazione di architetti e lighting designer che possa imporsi ed essere competitiva sia in Italia sia all’estero?

R. In quindici anni, di tutti i giovani che ho convinto ad andarsene all’estero per lavorare nel campo del lighting design, dall’Inghilterra al Katar, nessuno è mai tornato indietro il che vuol dire che la nostra formazione era all’altezza e che le opportunità di lavoro in altri Paesi, in alcuni, non mancano. La domanda in realtà si sovrappone alla prima e anche la risposta non se ne discosta troppo.
Una generazione di giovani lighting designer italiani capaci di imporsi, o comunque di confrontarsi con le competenze professionali esistenti all’estero già esiste e quando i nostri giovani vanno all’estero, ammesso che imparino alla svelta un paio di lingue, sono assolutamente competitivi. Altrimenti li vedremmo tornare indietro.
La generazione di lighting designer italiani in grado di imporsi in Italia ci sarà quando si aprirà un vero mercato professionale in Italia per il lighting design. Fin che il 90% (?) dei committenti italiani chiamerà un’azienda, italiana o straniera, a seconda dello sconto, per farsi fare un progetto gratis “d’ufficio” non ci sarà posto per giovani o meno giovani lighting designer italiani. Ma questo è solo la metà del problema, l’altra metà è costituita dai progettisti architetti che si fanno fare il progetto “illuminotecnico” da parte di una azienda commerciale scegliendola in base alla migliore provvigione che è in grado di offrire.
Qual’é la chiave per rovesciare una simile situazione?
Una chiave pulita rapida e sicura, non c’è. Si può sperare che il processo di evoluzione culturale della committenza italiana e dei progettisti nazionali acceleri la sua maturazione, si può sperare che l’indifferenza e l’insipienza degli Atenei a riguardo si riduca fino ad esaurirsi. Qualcosa del genere è già successo per i Disegno Industriale e io l’ho vissuto in prima fila. Forse un fattore se non decisivo tuttavia indispensabile sarebbe la creazione anche in Italia di occasioni di incontro internazionale sullo stato del’arte del lighting design, al di fuori e oltre l’orizzonte della fiera commerciale e dell’industrial design made in Italy. Il lighting design in Italia non può fingere all’infinito di avere un posto garantito dietro il solito marchio del Made in Italy: non c’è (ancora) nessun compasso d’oro per la luce, che è cosa assai diversa dai corpi illuminanti.

Many youngs are forced to emigrate abroad in order to have more working opportunities. Which could be the key, for you, for builfing the next generation of lighting designers and architects who can have a main role and be competitive in Italy and out of our country?

During these last fifteen years nobody, between the students I convinced to go to work abroad, came back and this means that our formation was good enough and that, in other countries, there are good working opportunities.
A young generation of lighting designers already exists and when our youngs go abroad, once they learnt quickly a different language, they are are absolutely competitives. Otherwise they would come back. But the same lighting designers will be able to assume an important role in Italy when also the demand fot these kind of professionals will improve. Until when the Italian clients will call a society only for having a bigger discount to have a free project, there will be no place for our young lighting designers. The other side are all the architects who let a commercial society to let them make the lighting project choosing it for the best commission they can offer.
We can just hope that the cultural evolution process of the Italian commission and of the national designers can be quicker and we can hope that also the offer of the Universities improve their way to teach this theme.
Perhaps a decisive factor, however indispensable, would be the creation in Italy of international meeting opportunities on the state of the art of lighting design outside and beyond the horizon of trade shows and industrial design made in Italy. Lighting design in Italy can not pretend endlessly to have a guaranteed place behind the usual brand of Made in Italy: there is no (yet) no gold compass for light, which is something very different from the lighting fixtures.